La Lazio di Maurizio Sarri è riuscita a spuntarla contro il Sassuolo nei secondi finali — un gol in extremis di Marusic ha regalato la vittoria per 2-1 dopo che i padroni di casa avevano sprecato un vantaggio di 1-0 al 35' — ma il successo maschera un problema strutturale ben più grave dell'attuale emergenza in infermeria. Con il Milan che incombe domenica e con Romagnoli, Basic e Cataldi tutti alle prese con infortuni, Sarri si trova di fronte a una rosa ridotta allo stremo. Eppure, la vera diagnosi risiede nei numeri: Mattia Zaccagni, 30 anni, ha messo a segno tre gol in 22 partite di Serie A in questa stagione, con una media voto di 6.90. Per un attaccante in una squadra arenata al 10° posto con 37 punti in 28 gare, queste cifre non sono solo deludenti, ma sono sintomatiche di una disfunzione collettiva.
Il bottino di 28 gol della Lazio nell'arco della stagione rivela il male principale. La squadra sta segnando al ritmo di una formazione da metà classifica, non di un club con ambizioni europee. Il contributo di Zaccagni – tre gol, zero assist – rappresenta meno dell'11 per cento della produzione offensiva complessiva. Un attaccante di 30 anni del suo calibro dovrebbe essere il fulcro dell'attacco, non una figura marginale. Il suo rating complessivo di 70/100 (secondo l'AI) contro un potenziale massimo di 55/100 suggerisce un giocatore ancora in grado di elevarsi, eppure il divario tra capacità ed esecuzione è diventato un abisso. La domanda non è se Zaccagni possa rendere; è se il sistema di Sarri, o la volontà collettiva della Lazio, glielo consenta.
La crisi degli infortuni acuisce questo malessere senza però giustificarlo. La perdita di Provedel – un portiere dagli standard esigenti di Sarri – ha forzato il debutto di Edoardo Motta, uno scossone in termini di continuità. Ma la vulnerabilità in porta non spiega perché gli attaccanti della Lazio abbiano segnato 28 gol in 28 gare. Questo è un problema di creazione di gioco, non di organico. La furia di Sarri per la cessione di Mandas suggerisce un caos gestionale all'Olimpico, con il direttore sportivo e il presidente che lavorano in direzioni opposte mentre la squadra ne risente.
Zaccagni resta un tecnico misurato, ma la misura non vince i titoli. Con due sessioni di allenamento prima della trasferta di San Siro, la Lazio o stabilizzerà la sua stagione o la vedrà crollare nell'anonimato di metà classifica. Per Zaccagni, il tempo stringe più forte degli applausi.