Matteo Zaccagni, 30 anni, è scomparso dai radar della Lazio proprio nel momento in cui la sua squadra ha bisogno di risposte. In 22 presenze in Serie A in questa stagione, l'attaccante ha messo a segno tre reti e zero assist, con una media voto di 6.90 – l'equivalente statistico di un giocatore che si limita al compitino. Mentre la squadra di Maurizio Sarri occupa il decimo posto con 37 punti in 28 partite, l'anonimato di Zaccagni non è casuale; è sintomatico di un malessere più profondo.



Tutto questo è cruciale perché la Lazio non può permettersi passeggeri. Una squadra che ha pareggiato dieci volte e perso nove – un record di sconcertante inconsistenza – ha bisogno che i suoi attaccanti più esperti si impongano nelle partite, non che si dissolvano in esse. L'invisibilità di Zaccagni, unita a un punteggio complessivo di 70/100 (potenziale 55/100), suggerisce un giocatore intrappolato tra ciò che era un tempo e ciò che non può più essere. A 30 anni, dovrebbe essere un punto di riferimento per un organico in difficoltà. Invece, è diventato un simbolo del più ampio disfunzionamento della Lazio.

Il recente dramma che circonda la crisi dei portieri della Lazio – la rabbia pubblica di Sarri per l'assenza di Ivan Provedel e la promozione forzata di Edoardo Motta – ha dominato la narrazione. Eppure il vero problema precede queste notizie. L'attacco della Lazio è anemico. Ventotto reti in 28 partite è un rendimento da zona retrocessione, e il contributo di tre gol di Zaccagni in 22 presenze rappresenta un tasso di 0.14 a partita (per 90 minuti) che farebbe arrossire un centrocampista.

Ciò che aggrava la questione è l'assenza di un ruolo chiaro. Sarri vede Zaccagni come un esterno, una seconda punta o un falso nove? La media voto di 6.90 suggerisce confusione da entrambi i lati dell'equazione tattica. Senza una definizione, Zaccagni si perde. Senza aspettative, non produce nulla.

Il prossimo scontro con il Milan – una prova che esporrà ogni debolezza nell'organico della Lazio – offre a Zaccagni l'occasione di cambiare la narrazione. Ma la finestra per la redenzione si sta chiudendo. Al decimo posto con nove vittorie in 28 partite, la Lazio non può permettersi di trascinare nessuno, men che meno un veterano che ha segnato una volta ogni 7.3 partite. Sarri deve o ritrovare la forma di Zaccagni o fare spazio a un giocatore che possa farlo.