Riccardo Orsolini ha fallito un calcio di rigore contro la Lazio domenica, e i biancocelesti hanno punito il Bologna con una vittoria per 2-0 all'Olimpico, un risultato che lascia la squadra di Vincenzo Italiano bloccata al nono posto con 42 punti dopo 30 giornate di Serie A.



Il tempismo è crudele. Il Bologna aveva cavalcato l'onda dell'adrenalina dell'Europa League — eliminando la Roma in un risultato che aveva brevemente reso gli Emiliani l'argomento di discussione del calcio italiano — e lo stesso Italiano aveva ammesso di essere convinto che la squadra potesse tradurre quell'entusiasmo continentale in solidità di campionato. Non è stato così. Dodici vittorie, sei pareggi, dodici sconfitte: un bilancio che non rende giustizia né alle ambizioni del club né al talento a disposizione del tecnico.

Per Orsolini, in particolare, il rigore sbagliato è una nota stonata in una stagione altrimenti discretamente produttiva. Il ventanovenne ha contribuito con 7 gol e 1 assist in 27 presenze in Serie A, vantando una media voto di 6,90 — solida, professionale, ma non il genere di numeri che zittiscono gli scettici o che alimentano le colonne di mercato. Un rigore trasformato contro la Lazio lo avrebbe portato a 8 gol, una soglia che tende a ridefinire il modo in cui un esterno d'attacco viene discusso dalla stampa italiana. Non lo ha trasformato. La doppietta di Castellanos ha fatto il resto.

Il contrasto con la partita contro il Milan, solo pochi giorni prima, è istruttivo. Orsolini aveva pareggiato su rigore in un 2-2 a San Siro — un momento di nervi saldi e precisione che suggeriva avesse fatto pace con la responsabilità dal dischetto. Contro la Lazio, quella fiducia è evaporata. I rigori non sono meramente una questione tecnica; sono documenti psicologici, e questo ha raccontato una storia scomoda su dove si collochi attualmente la convinzione collettiva del Bologna.

Italiano, parlando dopo la sconfitta contro la Lazio, ha riconosciuto che la sua squadra non è riuscita a mantenere la qualità necessaria per competere, notando che la Lazio era semplicemente più convinta dei suoi giocatori. Questa è una valutazione pesante da parte di un allenatore che ha costruito la sua reputazione su un calcio ad alta intensità e convinzione a Firenze e La Spezia. Quando il tecnico mette in discussione la convinzione, i giocatori più esperti — e Orsolini, a 29 anni, è senza dubbio un giocatore esperto — devono guardare dentro di sé.

La valutazione complessiva dell'AI di 75 su 100 posiziona Orsolini come un affidabile operatore di Serie A, non d'élite. Un potenziale punteggio di 58 suggerisce che i modelli di dati vedono scarso margine di crescita. Questo non è una sentenza di morte — molti giocatori rendono al di sopra delle aspettative — ma significa che ogni rigore sbagliato, ogni prestazione anonima, rafforza una narrativa di stagnazione piuttosto che di crescita.

Il Bologna ha 8 partite rimanenti per salvare qualcosa da una stagione che prometteva consolidamento europeo e ha invece consegnato un'ambiguità di metà classifica. Orsolini deve decidere se è l'uomo che ha pareggiato a San Siro o l'uomo che ha tentennato all'Olimpico — perché in Serie A, l'ultima immagine tende a essere quella che rimane impressa.