Arkadiusz Milik, 32 anni, è tornato in campo con la maglia della Juventus sabato, in occasione della partita casalinga contro il Sassuolo, firmando la sua prima apparizione nel 2024 e ponendo fine a una prolungata assenza che lo aveva di fatto estromesso completamente dalle considerazioni di Spalletti.
Il quadro che si presenta è impietoso. Milik giunge a questo punto della stagione con zero presenze, zero gol e zero assist in Serie A. Non si tratta di un inizio stentato, né di un momento di appannamento: bensì di una totale assenza dal campo. Per un attaccante della sua esperienza, il semplice ritorno in campo ha un peso specifico superiore a quello che qualsiasi singola statistica possa esprimere.
La Juventus occupa la quinta posizione in Serie A con 54 punti in 30 partite, frutto di 15 vittorie, 9 pareggi e 6 sconfitte, con 52 gol fatti e appena 29 subiti. Spalletti ha plasmato una squadra difensivamente solida, ma l'attacco ha funzionato senza che Milik abbia contribuito nemmeno un minuto. Il suo ritorno contro il Sassuolo, un club in una crisi ampiamente documentata, ha offerto il contesto più agevole per un reintegro. Lo stesso Spalletti ha messo in guardia contro l'arroganza, date le difficoltà del Sassuolo, un segnale che il tecnico si aspettava professionalità e non compiacenza dalla sua rosa.
Il suo rientro ha coinciso anche con il ritorno in squadra di Dušan Vlahović dopo quattro mesi di assenza – una riunione di opzioni offensive che Spalletti non aveva avuto a disposizione contemporaneamente per gran parte della stagione. Il fatto che Jeremie Boga abbia iniziato la partita da titolare suggerisce la posizione attuale di Milik nelle gerarchie: non è la soluzione, ma una possibilità.
Un punteggio complessivo dell'IA di 63 su 100, con un potenziale massimo di appena 35, suggerisce che i modelli di dati vedano una scarsa traiettoria di crescita per un 32enne che rientra da un lungo infortunio. Crudo, ma onesto. Il valore di Milik ora risiede nella profondità della rosa, nell'esperienza e nell'occasionale incisività sotto porta – non in una sua reinvenzione.
Che sabato sia stato un cameo o un nuovo inizio, Spalletti deve ora decidere quanto fidarsi di un attaccante senza il quale la stagione aveva già preso il suo corso.