La rabbia di Maurizio Sarri per la cessione di Christos Mandas la dice lunga su quanto la Lazio abbia rinunciato – e su ciò che il portiere ventiquattrenne non otterrà mai: una vera opportunità di mettersi alla prova. Il 10 marzo, dopo che l'infortunio di Ivan Provedel ha costretto Edoardo Motta all'esordio in Serie A contro il Sassuolo, il tecnico biancoceleste ha pubblicamente biasimato il presidente del club, Claudio Lotito, manifestando chiaramente la sua opposizione alla partenza di Mandas. Il problema per Mandas è che la rabbia di Sarri, per quanto giustificata, arriva troppo tardi. Il portiere ha giocato zero partite in questa stagione.



Questo è il paradosso del calcio moderno: il sostegno pubblico di un allenatore non significa nulla se il giocatore non scende mai in campo. Mandas, nato il 17 settembre 2001, è arrivato alla Lazio come un promettente prospetto – il suo rating IA di 53/100 suggerisce un potenziale massimo di 68/100, indicando ampi margini di sviluppo. Ma lo sviluppo richiede ripetizione, decisioni sotto pressione, l'accumulo di esperienza in Serie A. Nulla di tutto ciò si è concretizzato. Dopo 28 partite di campionato in questa stagione, la Lazio occupa il 10° posto con 37 punti (9 vittorie, 10 pareggi, 9 sconfitte), una squadra che annaspa. La loro differenza reti è neutra: 28 gol fatti, 28 subiti. Non sono né dominanti né disastrosi. Sono in stallo. E Mandas è bloccato con loro, invisibile.

L'infortunio di Provedel, per quanto crudele, ha creato un'opportunità che Mandas non può cogliere. La decisione di Sarri di lanciare Motta anziché richiamare la sua riserva suggerisce che le quotazioni di Mandas siano crollate oltre quanto le dichiarazioni pubbliche ammettano, o che le mani del tecnico fossero legate dalle regole di iscrizione della rosa. In ogni caso, il portiere guarda dalla panchina mentre la Lazio affronta una partita cruciale contro il Milan domenica – mancano ancora due sedute di allenamento prima di quella prova. Romagnoli, Basic e Cataldi sono in infermeria; Sarri cerca disperatamente rinforzi altrove.

Mandas non giocherà quelle partite. Non giocherà le prossime dodici. La sua carriera in Serie A alla Lazio, nonostante le obiezioni di principio di Sarri alla sua cessione, è di fatto finita. La lezione è brutale: nel calcio italiano, il supporto pubblico di un allenatore è un contentino, non una garanzia contrattuale. I minuti in campo sono l'unica moneta che conta. Mandas non ne ha, e non ne arriveranno.