Armando Laurienté è stato tra i migliori in campo del Sassuolo nella sconfitta di martedì contro la Lazio, eppure si è ritrovato, ancora una volta, a fare i conti con un risultato che incarna la stagione dei Neroverdi: un'eccellenza offensiva sistematicamente vanificata da una fragilità difensiva cronica. L'esterno d'attacco, ormai ventisettenne, ha orchestrato il gioco in fase offensiva al fianco di Thorstvedt, ma la formazione di Fabio Grosso, attualmente nona in classifica (38 punti in 28 partite, con 11 vittorie, 5 pareggi e 12 sconfitte), ha subito un gol nel finale – l'errore del portiere Muric si è rivelato decisivo – prolungando la propria striscia di discontinuità.



Questo è il paradosso che sta logorando il Sassuolo nella stagione 2024-25. Laurienté ha contribuito con 4 gol e 7 assist in 27 presenze in Serie A, con una media voto di 6.90, eppure il rendimento complessivo della squadra (35 gol fatti, 38 subiti) rivela una rosa intrappolata tra ambizione ed esecuzione. A nove punti dalla zona retrocessione ma a tredici dai posti europei, il Sassuolo occupa quella scomoda via di mezzo nel calcio italiano: capace di mettere in difficoltà chiunque nella singola giornata, ma incapace di trovare la costanza necessaria per scalare la classifica.

I dati sulle prestazioni di Laurienté in questa stagione raccontano la storia di un giocatore che opera vicino al suo potenziale massimo (punteggio AI: 74/100, con un tetto massimo stimato a 78/100) senza il supporto strutturale per tradurre la qualità individuale in beneficio collettivo. A 27 anni, è nel pieno della sua maturità calcistica, eppure si trova in una squadra dove le amnesie difensive – le difficoltà di Muharemovic, come evidenziato dalla Gazzetta dello Sport – annullano ripetutamente l'iniziativa offensiva. L'ala è stata il fulcro creativo di Grosso; i suoi 7 assist si collocano tra i contributi più produttivi della rosa. Ma sette assist in 27 partite, a fronte di 38 gol subiti in 28 gare, suggeriscono una squadra dove l'organizzazione difensiva è il vincolo principale, non l'inventiva offensiva.

La partita contro la Lazio ha cristallizzato il problema. Laurienté e Thorstvedt hanno operato "in cattedra", dominando la scena, eppure l'errore di Muric è costato caro. Questo non è un riflesso sull'impegno di Laurienté; è un verdetto sullo squilibrio strutturale del Sassuolo. Grosso deve trovare il modo di rinforzare la retroguardia senza sacrificare la fluidità creativa che il suo reparto avanzato fornisce, o l'eccellenza individuale di Laurienté continuerà ad essere inghiottita dalla mediocrità collettiva.