Armando Laurienté, martedì sera, si è stagliato nel crepuscolo dell'Olimpico e ha ricordato alla Lazio perché il Sassuolo, nonostante si trovi in un limbo di metà classifica (nono posto), resta una squadra pericolosa. Il 27enne attaccante ha orchestrato la manovra offensiva dei Neroverdi con quell'intelligenza che è diventata il suo marchio di fabbrica in questa stagione: lettura intelligente degli spazi, passaggi incisivi, una presenza che esalta i compagni di squadra. Eppure, non è bastato. Il Sassuolo ha perso negli istanti finali, l'ennesima sconfitta in una stagione ormai definita da margini crudeli e occasioni mancate.



Questa sconfitta è significativa perché cristallizza il dilemma di Laurienté. Con un punteggio complessivo di 74/100 e un potenziale di 78, sta rendendo a un livello che dovrebbe fare da perno a una squadra in lotta per la promozione. Invece, si ritrova in una formazione che ha vinto solo undici partite su ventotto, subendone trentotto gol: una fragilità difensiva che nessun esterno d'attacco, per quanto dotato, può rimediare da solo. Laurienté ha contribuito con quattro gol e sette assist in ventisette presenze, un bottino che riflette sia il suo valore creativo sia le limitazioni sistemiche che lo circondano. La Gazzetta dello Sport lo ha inserito tra i migliori in campo insieme a Thorstvedt; il titolo sembrava un premio di consolazione.

Questa è la tensione centrale della stagione del Sassuolo sotto la guida di Fabio Grosso. Possiedono qualità individuali – il 6.90 di media voto di Laurienté suggerisce un giocatore che si esprime costantemente al di sopra dello standard collettivo della squadra – ma mancano di coesione difensiva e cinismo in fase di finalizzazione per risalire la classifica. L'errore nel finale di Muric e la prestazione opaca di Muharemovic contro la Lazio sono emblematici di un modello: il talento creativo soffocato dalla debolezza strutturale.

Per Laurienté, a livello personale, i numeri sono spietati. Sette assist in ventisette partite significano che sta creando occasioni a un ritmo ragionevole. Ma quattro gol nello stesso arco di tempo suggeriscono che l'attacco del Sassuolo nel suo complesso manca di un finalizzatore affidabile, un peso che nessun regista può sostenere da solo. La sua intelligenza nel possesso palla – evidente dal riconoscimento della Gazzetta per la sua "cattedra" – vale poco quando la squadra subisce gol a piacimento e non riesce a concretizzare le proprie occasioni.

Il Sassuolo di Grosso si trova nove punti sopra la zona retrocessione, con dieci partite ancora da disputare. Laurienté continuerà a esprimersi al suo livello. La domanda è se quel livello, per quanto elevato, possa trascinare una squadra frammentata nella lotta per un obiettivo prima che si chiuda il sipario sulla loro stagione.