Nicolò Fortini è diventato suo malgrado un simbolo della fragilità difensiva della Fiorentina in questa stagione. Il difensore ventenne, schierato in 16 incontri sotto la guida di Paolo Vanoli, non ha messo a segno né gol né assist, registrando una media voto di 6.70 — il profilo statistico di un calciatore che sta imparando il mestiere nelle condizioni più proibitive possibili.



Questo contesto non è irrilevante. La Fiorentina occupa la sedicesima posizione in Serie A con 28 punti in 29 partite (6 vittorie, 10 pareggi, 13 sconfitte), un bilancio di marcia talmente precario da reggersi a stento. Le reti subite sono 43. Quando una squadra fa acqua da tutte le parti come una diga che cede, persino un difensore che gioca con competenza finirà nell'anonimato. L'invisibilità di Fortini è più una diagnosi che un'accusa: è Giovane, inesperto e intrappolato in una struttura che sta collassando.

Le prime pagine che hanno circondato la Fiorentina questa settimana — il richiamo della Gazzetta alla "serenità" di Jannik Sinner, lo sfogo di Viviano per le decisioni arbitrali nella sfida con l'Inter, il misero 4.5 assegnato a Nico González — tutto converge verso lo stesso malessere. Una squadra in caduta libera non può permettersi il lusso di far crescere i giovani. Si salva o affonda.

Il profilo di Fortini lascia intravedere un potenziale autentico: un picco di 78/100 a fronte di un attuale 65/100. Un divario non indifferente. Ma il potenziale è un lusso che non ci si può permettere in una lotta per non retrocedere. Le richieste tattiche di Vanoli, la pressione costante, l'instabilità difensiva: queste non sono le condizioni ideali per infondere fiducia in un ventenne che sta imparando il suo ruolo.

I calcoli sono impietosi. Per uscire dalla zona retrocessione, la Fiorentina ha bisogno di risultati immediati. Ciò significa difensori affermati e affidabili, non semplici prospetti. Fortini, attraverso questo crogiolo, o si tempra diventando un giocatore da Serie A, o verrà dato in prestito per trovare piazze più tranquille. L'istinto di sopravvivenza del club non ammette sentimentalismi.

Le sue prossime cinque gare saranno indicative. Non tanto se giocherà bene — quello è secondario. Quanto piuttosto se la Fiorentina riuscirà a ricompattarsi a sufficienza da concedergli una possibilità di giocarsela.