La trasferta della Juventus all'Olimpico ha messo in luce un paradosso nel cuore della squadra di Luciano Spalletti: un estremo difensore ammutolito mentre la partita si decideva su errori e precisione altrove. Michele Di Gregorio, 28 anni, presidiava la porta bianconera mentre gli errori della Roma consegnavano la vittoria alla sua squadra, eppure il racconto che ne è scaturito — catturato nell'analisi di Tuttosport sugli angoli di ripresa al limite — sfiorava appena il nome dell'uomo tra i pali.
Questo silenzio ha un peso. L'invisibilità di Di Gregorio in un derby romano ad alta posta in palio ci dice qualcosa di scomodo sulla sua posizione attuale nei calcoli di Spalletti. Con una media voto di 6.90 su 23 partite di Serie A in questa stagione, il portiere è diventato un mero custode, piuttosto che un creatore di fiducia. Svolge il suo compito — il record difensivo della Juventus, con 28 gol subiti in 28 partite, risulta sufficientemente rispettabile per una squadra al sesto posto con 50 punti — ma non si impone sulle partite. Non è il tipo di presenza che costringe gli avversari ad adattarsi, che fa giocare i suoi compagni con la sicurezza di sapere che la loro ultima linea è incrollabile.
Il contesto circostante arricchisce il quadro: l'intensità visibile di Spalletti a bordo campo, il suo intervento diretto con altri giocatori, contrasta nettamente con il ruolo periferico di Di Gregorio nella narrazione. Quando un allenatore "telecomanda" gli altri — impartendo istruzioni a gran voce, schiaffeggiando McKennie nei festeggiamenti — il compito del portiere diventa reattivo, non proattivo. A Di Gregorio viene chiesto di rimediare, non di guidare.
A 28 anni, con un rating AI di 74/100 (potenziale 78), Di Gregorio si trova in quella pericolosa via di mezzo: sufficientemente competente per mantenere il suo posto, ma non abbastanza autorevole da elevare la squadra. La sesta posizione della Juventus — otto punti di distacco dalle prime quattro — non può permettersi passeggeri in ruoli chiave. La sfida contro la Roma è emblematica del problema: vittoria senza dominio, un successo che copre le crepe piuttosto che colmarle.
La prossima mossa di Spalletti sarà istruttiva. A Di Gregorio verrà data l'opportunità di imporsi, o il tecnico punterà su un portiere che chieda il pallone, organizzi la difesa, e faccia sentire ai suoi compagni la sicurezza di una vera maestria?