Lorenzo De Silvestri, 37 anni e ancora a vestire la maglia rossoblù, si trova al centro di un Bologna alle prese con un periodo turbolento su più fronti. Gli Emiliani hanno pareggiato per 2-2 in casa del Milan – con la doppietta di Loftus-Cheek e il pareggio su rigore di Orsolini – per poi superare una maratona europea contro la Roma in Europa League, il tutto mentre perdono il portiere Skorupski per un infortunio che, secondo la Gazzetta dello Sport, rischia di compromettere la sua intera stagione. Per un difensore di tale longevità e tempra, ogni settimana assume ora il sapore di un tour d'addio.



Il quadro generale è il seguente: il Bologna si trova all'ottavo posto con 42 punti in 29 partite, frutto di 12 vittorie, 6 pareggi e 11 sconfitte, con 38 gol fatti e 34 subiti. La squadra di Italiano non è né al sicuro né pienamente in corsa per traguardi ambiziosi, navigando in quel purgatorio scomodo di metà classifica dove l'ambizione si trasforma in ansia. In questo contesto, le nove presenze di De Silvestri in questa stagione – zero gol, zero assist, un voto medio di 6,70 – raccontano una storia di affidabilità funzionale piuttosto che di contributi decisivi. Lui è l'impalcatura, non l'architettura.

Un punteggio complessivo AI di 68 su 100, con un potenziale massimo di appena 35, conferma quanto l'occhio già suggerisce: De Silvestri è un giocatore i cui giorni migliori sono da tempo in archivio, non più all'orizzonte. Non è crudeltà, è aritmetica. A 37 anni, classe maggio 1988, ha visto passare intere generazioni di difensori italiani. La domanda a cui Italiano deve rispondere è se l'esperienza a questo livello compensi un atletismo in calo quando il Bologna affronterà la Lazio al Dall'Ara, con la squadra di Sarri che, stando alla cornice pre-partita del Corriere dello Sport, risulterebbe imbattuta in quello stadio.

L'infortunio di Skorupski complica ogni cosa alle spalle di De Silvestri. Una gerarchia dei portieri rimescolata destabilizza la comunicazione del reparto difensivo e, per un difensore di fascia destra che si affida alla disciplina posizionale anziché alla velocità, l'incertezza tra i pali è lo scenario peggiore possibile. Nel frattempo, l'emergere di Jonathan Rowe come elemento chiave in attacco – citato da Football Italia in vista dell'incontro di Europa League con l'Aston Villa – sposta il peso offensivo del Bologna sulle fasce, il che paradossalmente richiede maggiore solidità difensiva dalla porzione di campo di De Silvestri.

Italiano stesso, parlando dopo la vittoria in Europa League contro la Roma, ha definito la sua squadra un "outsider" in vista del prossimo scontro con l'Aston Villa – un'ammissione sincera che il Bologna stia giocando al di là delle proprie possibilità in Europa, pur faticando a trasformare i pareggi in vittorie in campionato. De Silvestri incarna questa contraddizione: un uomo il cui curriculum professionale oscura il momento attuale, eppure ora si mette al servizio del collettivo anziché esserne il protagonista indiscusso.

Nove partite, nessun contributo diretto, un voto che lo definisce "adeguato" più che "essenziale" – De Silvestri non è la ragione per cui il Bologna vince o perde, ma è uno dei motivi per cui la squadra non crolla. A 37 anni, questa è un'eredità di tutto rispetto, e Italiano avrà bisogno di ogni elemento d'esperienza disponibile con l'arrivo del rush finale della stagione.