Daniele Cataldi rimane il fulcro stabile del frammentato centrocampo di Maurizio Sarri, anche mentre la macchina Lazio arranca verso il traguardo. Il centrocampista 31enne ha collezionato 24 presenze in questa stagione con tre gol e tre assist—numeri modesti che celano la sua vera funzione: il metronomo in una squadra che ha vinto solo otto delle sue ultime 27 uscite in Serie A e si ritrova bloccata all'undicesimo posto con 34 punti.



La matematica del malessere della Lazio è spietata. Ventisette partite disputate, otto vittorie, dieci pareggi, nove sconfitte. Ventisei gol fatti e ventisette subiti. Questa non è una squadra in crisi; è una squadra che vive in crisi, sospesa tra competenza e crollo. La sua valutazione media di 6.90 stagionale testimonia la verità: sta svolgendo il suo lavoro—il lavoro ingrato ma essenziale di un centrocampista davanti alla difesa—in una rosa che non riesce a decidere cosa vuole essere. La filosofia di Sarri esige controllo, possesso palla, l'orchestrazione del ritmo. Cataldi dirige. L'orchestra, tuttavia, ha troppi musicisti che suonano spartiti diversi.

La scorsa settimana ha portato nuove turbolenze. L'infortunio alla spalla di Ivan Provedel, che ha messo fine alla sua stagione, ha costretto la Lazio a far debuttare Edoardo Motta in porta contro il Sassuolo, un battesimo di fuoco che racchiude lo stato precario del club. Sarri ha pubblicamente rimproverato il presidente Claudio Lotito per la gestione della profondità della rosa—nello specifico la cessione di Mandas—un raro momento di frustrazione visibile da parte di un allenatore solitamente misurato nelle sue dichiarazioni pubbliche. L'implicazione era chiara: l'infrastruttura attorno a Cataldi e ai suoi compagni di centrocampo è stata compromessa dalle decisioni della dirigenza.

Eppure contro il Sassuolo, la Lazio ha trovato la via. Il gol della vittoria di Marusic nei minuti di recupero—arrivato dopo che Maldini e Laurienté avevano ristabilito la parità sull'1-1—ha suggerito che anche una rosa frammentata può tirar fuori un sussulto finale. Non è stato un bel gioco. Non era il calcio ideale di Sarri. Ma è stata una vittoria, e all'undicesimo posto, le vittorie sono moneta sonante.

Il ruolo di Cataldi in tali risultati è invisibile all'osservatore casuale. Né assist né gol a referto in quella giornata. Ma un centrocampista valutato 72/100 complessivamente, con un 6.90 a partita, non si conquista la rilevanza segnando o fornendo assist. Guadagna palla. La distribuisce. Concede tempo agli altri di costruire. A 31 anni, non è il futuro di questo progetto—se, in effetti, esista un progetto coerente—ma rimane la sua ancora quando il caos minaccia.

La Lazio deve trovare continuità o rischia di scivolare ulteriormente nella nebbia di metà classifica di Serie A. Cataldi sarà lì, a fare il lavoro che nessuno applaude.