Daniele Cataldi, trentunenne e alla sua dodicesima stagione da professionista, è diventato l'emblema vivente della paralisi della Lazio. Al decimo posto con 37 punti in 28 partite — nove vittorie, dieci pareggi, nove sconfitte — la squadra di Sarri occupa quello spazio tra l'aspirazione e la mediocrità che il calcio italiano riserva alle sue più frustranti incompiute. Cataldi, con una media voto di 6.90 in 25 presenze, con tre gol e tre assist, non è la causa di questa deriva. È, più precisamente, il suo sintomo.



La stagione del centrocampista racconta una storia di rendimenti decrescenti travestiti da costanza. Una media di 6.90 lo colloca in quella zona grigia dove la competenza diventa invisibile. Svolge il suo compito — il lavoro ingrato di regista davanti alla difesa, il riciclo del possesso palla, il passaggio filtrante occasionale — ma l'architettura intorno a lui è crollata. La differenza reti della Lazio è zero: 28 gol fatti, 28 subiti. Questo non è caos. Questa è stasi. E la stasi, in Serie A, è una condanna a morte.

La recente crisi di infortuni — Provedel ai box, Basic e Romagnoli in dubbio in vista del test di domenica contro il Milan — ha messo a nudo quanto sia realmente ridotta la rosa della Lazio. Ma Cataldi non può essere incolpato per l'incapacità del club di costruire una panchina all'altezza. Ciò che conta è cosa fa con i minuti in mezzo al campo che gli vengono concessi. Tre assist in 25 partite sono un bottino modesto per un giocatore il cui compito è sbloccare le difese avversarie. Tre gol sono trascurabili. Questi non sono i numeri di un centrocampista che trascina la sua squadra in avanti.

La frustrazione di Sarri, evidente nelle sue critiche pubbliche all'amministrazione Lotito per la cessione di Mandas e l'infortunio di Provedel, suggerisce un allenatore consapevole che la sua visione tattica venga sabotata dalle circostanze e dalla costruzione della rosa. Cataldi, la presenza costante, il professionista trentunenne, diventa il danno collaterale. Non è il problema. Ma non è nemmeno la soluzione.

Il test della Lazio contro il Milan di domenica non chiarirà nulla sul futuro di Cataldi. Ciò che conta è se riesca a contribuire in modo più decisivo quando la squadra ne ha più bisogno. A questo punto della sua carriera, l'invisibilità è un lusso che non può permettersi.