Hakan Çalhanoğlu e l'Inter hanno pareggiato 1-1 al Franchi contro la Fiorentina domenica sera, terzo risultato utile mancato consecutivo per i nerazzurri dopo la sconfitta nel derby con il Milan e il pari con l'Atalanta. Cristian Chivu vede il vantaggio in cima alla classifica assottigliarsi nel momento peggiore della stagione.



Il punto è questo: con 69 punti in 30 partite, l'Inter resta prima, ma la traiettoria si è inclinata. Tre gare senza vittoria non sono una crisi, ma in un campionato dove ogni punto pesa come piombo, rappresentano un'emorragia che nessun presidente — nemmeno un Marotta che predica calma — può ignorare a lungo. E quando l'Inter rallenta, la domanda cade inevitabilmente sul suo regista: dov'è Çalhanoğlu?

Il turco, 32 anni, ha costruito una stagione di sostanza concreta: 8 gol e 2 assist in 18 presenze, con una media voto di 7.50. Sono numeri da mezzala di lusso più che da mediano puro, il segno di un giocatore che ha trasformato il ruolo di regista basso in qualcosa di offensivamente pericoloso. Ma la media voto, per quanto solida, non racconta le partite in cui l'Inter non vince. E le ultime tre parlano da sole.

A Firenze, secondo le pagelle di Tuttosport, è stato Fagioli il metronomo ispirato — non Çalhanoğlu. La Gazzetta dello Sport segnala che la grande chance nella prossima sfida potrebbe toccare ad Asllani e Frattesi, dettaglio che suona come un campanello d'allarme tattico per il titolare inamovibile del centrocampo nerazzurro. Chivu sta cercando soluzioni. Questo non significa che Çalhanoğlu sia in discussione, ma significa che il monopolio sul centrocampo non è più garantito per diritto acquisito.

Marotta ha detto chiaramente che l'Inter deve essere "più forte degli errori arbitrali" e che non vuole "psicodrammi". È il linguaggio di chi gestisce la pressione pubblica. Ma dietro quella compostezza istituzionale, la realtà tecnica è che i nerazzurri hanno segnato 66 gol in 30 partite — una media offensiva notevole — e subito solo 24. La struttura regge. È la continuità nei risultati che vacilla.

Per Çalhanoğlu, a 32 anni con un potenziale AI stimato a 78/100, questa fase della stagione è un test di leadership oltre che di forma. I grandi registi non si misurano solo nelle vittorie facili: si misurano quando la squadra perde il filo e qualcuno deve rannodarlo. Il Franchi ha risposto con un pareggio. San Siro aspetta una risposta diversa.

Se l'Inter vuole lo scudetto, Çalhanoğlu deve tornare a dettare i tempi. Non Fagioli, non Asllani: lui.