Hakan Çalhanoğlu ha assistito dalla finestra della pausa per le nazionali mentre si faceva la conta dei danni. Il pareggio per 1-1 dell'Inter al Franchi contro la Fiorentina — la terza partita senza vittoria, dopo la sconfitta nel derby contro il Milan e il pareggio contro l'Atalanta — ha riaperto la corsa scudetto proprio nel momento peggiore. Per un centrocampista di 32 anni con 8 gol e 2 assist in 18 presenze in Serie A in questa stagione, il tempismo è spietato.



I numeri lo lusingano ancora. Una valutazione media di 7.50 e otto gol in campionato da centrocampo sono il tipo di rendimento che mette a tacere ogni critica. Ma l'Inter si trova al primo posto con 69 punti in 30 partite — 22V, 3N, 5P — e quel cuscinetto, un tempo rassicurante, sta venendo rosicchiato da un calo di primavera che Tuttosport ha già etichettato come "solita frenata". Nel calcio, i precedenti hanno memoria. La squadra di Inzaghi non può permettersi che questa situazione si cristallizzi.

Ciò che rende il ruolo di Çalhanoğlu così cruciale è esattamente ciò che rende l'attuale flessione così scomoda. Il record difensivo dell'Inter — 24 gol subiti in 30 partite — si basa su una disciplina strutturale, e il centrocampista turco è il perno di questa struttura. Quando detta i tempi, l'Inter respira. Quando la squadra balbetta, come è successo in queste tre partite senza vittoria, la questione torna sempre alla sala macchine. Il pareggio con la Fiorentina, dove le pagelle di Tuttosport hanno evidenziato la "regia a sprazzi abbagliante" di Fagioli — una prova a centrocampo fatta di lampi, non di continuità — suggerisce che il controllo dell'Inter sia diventato intermittente anziché ininterrotto.

Il ritorno di Lautaro Martinez, segnalato da Tuttosport come un segnale positivo per lo sprint finale, allevierà la pressione su Çalhanoğlu nel dover creare gol oltre a governare il gioco. Otto gol da centrocampo sono una produzione eccezionale; suggeriscono anche una squadra che si appoggia a lui per un rendimento che non dovrebbe sempre essere costretto a fornire. Con Lautaro di nuovo in campo, Çalhanoğlu può rientrare nel suo ruolo di pura orchestrazione — il ruolo in cui, al suo meglio, è tra i più raffinati registi arretrati della Serie A.

C'è anche la questione della disponibilità della rosa. Le ultime decisioni del Giudice Sportivo hanno lasciato l'Inter senza alcuni giocatori per la prossima partita, aggiungendo ulteriore pressione a una rotazione che Inzaghi dovrà gestire con attenzione in questo tratto finale. La Roma, nel frattempo, sta monitorando la condizione fisica di Soulé — assente da 50 giorni — in vista di quello che potrebbe essere uno scontro cruciale con l'Inter dopo la pausa per le nazionali. Una Roma agguerrita metterebbe alla prova la leadership di Çalhanoğlu tanto quanto le sue gambe.

L'Inter rimane in testa. Lo scudetto è ancora nelle mani dell'Inter, che può ancora perderlo. Ma Çalhanoğlu, più di ogni altro giocatore di questa rosa, determina se la squadra di Inzaghi finirà la stagione da campione o come un monito sulla fatica primaverile — e lui lo sa.